L'intolleranza al lattosio: cos'è e come affrontarla

di Alice Lazzari

Il latte è uno degli alimenti a noi più caro. Chi di noi da piccolo non si è mai alzato la mattina per trovare in tavola un bel bicchiere di latte caldo? E una bella tazza di latte e cereali?

Eppure per molte persone bere latte può non essere una bella esperienza.
Al giorno d’oggi la nostra conoscenza sulle allergie e intolleranze è piuttosto ampia, e abbiamo vari test che possiamo fare semplicemente.
L’intolleranza al lattosio è una delle più conosciute e diffuse ma non sempre chi è intollerante sa di esserlo. 
Quasi tutti sappiamo che il lattosio è uno zucchero. Non tutti però sanno come viene digerito e cosa significa essere intolleranti, né quali alimenti possiamo utilizzare per sostituire il latte.

Il lattosio è un disaccaride, ovvero uno zucchero formato da due zuccheri più semplici: i monosaccaridi; in questo caso, i monosaccaridi che lo formano sono il glucosio e il galattosio.

Il lattosio si può trovare solamente nel latte (di cui rappresenta circa il 98% degli zuccheri) dei mammiferi e nei suoi derivati (come lo yogurt, le mozzarelle e i formaggi). Alcune volte il lattosio è usato come additivo in alimenti diversi dai latticini (per esempio in alcuni dadi o insaccati) quindi è consigliato leggere le etichette dei prodotti.

La lattasi è l’enzima responsabile della digestione del lattosio, essa agisce dividendo il lattosio nei suoi due componenti più semplici ed è prodotta dal nostro organismo.


Sfortunatamente alcune persone hanno una carenza, o una totale assenza, di questo enzima. In questo caso è impossibile (o difficile) per l’organismo digerire il lattosio che passa direttamente all'intestino crasso portando al manifestarsi di vari sintomi, ad esempio:

  • flatulenze
  • meteorismo 
  • diarrea 
  • crampi  
  • stitichezza 
ma anche di sintomi più generici quali: 
  • mal di testa
  • stanchezza
  • perdita di peso.
Questo capita perché nella maggior parte dei mammiferi, la principale produzione di lattasi avviene appena dopo la nascita e durante l’allattamento.

Dopo lo svezzamento, i livelli dell’enzima diminuiscono e si azzerano quasi completamente nell'adulto: circa il 75% della popolazione adulta perde l’attività enzimatica della lattasi.
Nella forma primaria dell’intolleranza si sconsiglia l’assunzione di latte e latticini vari, mentre nelle secondarie, le più leggere, si consiglia l’assunzione di latte a piccoli dosi per aiutare il nostro organismo a riprendere la produzione dell’enzima.

Questa intolleranza può sembrare un grande problema per chi, come molti italiani, è cresciuto “a latte e mozzarelle”. Per fortuna ci sono alcuni alimenti che possono andare a sostituire o a compensare (almeno questa è la nostra speranza) quei sapori che amiamo e che ci consentono inoltre di non rinunciare agli altri importanti nutrienti nel latte:

  • il latte delattosato o latte H.D. (High Digeribility): con lattosio idrolizzato
  • lo yogurt (e/o formaggi stagionati): lo yogurt in particolare ha un contenuto di lattosio ridotto del 30-40% circa e contiene una lattasi particolare che si attiva nel corso della digestione favorendo quella del lattosio
  • il formaggio di grana: contiene molto calcio che può rimediare alla mancata assunzione di latte
  • varie altre bevande vegetali: ad esempio quelle erroneamente chiamate “latte di soia” o “latte di cocco”.

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